Per sette anni, è rimasto incatenato a un vecchio termosifone di ghisa in uno scantinato buio. Non ha mai visto il sole. Non ha mai sentito il vento. Non ha mai saputo che aspetto avesse il cielo. E quando finalmente lo hanno portato fuori… è rimasto immobile davanti alla finestra per ore. Come se temesse che, se avesse battuto le palpebre, il mondo sarebbe scomparso di nuovo.

Nessuna paura.

Le sue dita sfiorarono appena il suo pelo.

Un attimo dopo, lui si divincolò con tale violenza da cadere a terra.

Non perché fosse aggressivo.

Ma perché non aveva mai provato una carezza.

Toccarlo significava solo dolore.

La seconda volta, si ritrasse.

La terza…

Accadde qualcosa di quasi impercettibile.

La sua testa si inclinò leggermente verso la mano umana.

Solo un centimetro.

Ma quel centimetro valeva più di mille parole.

Da quel giorno, iniziò la vera lotta.

Fisioterapia quotidiana.

Esercizi quotidiani.

Cadde.

Si rialzò.

Fece un altro passo.

E poi un altro ancora.

A volte piangeva in silenzio per il dolore.

Ma non smise mai di provarci.

Dopo alcuni mesi, riuscì a camminare per qualche metro da solo.

Poi i volontari decisero di fare qualcosa di speciale.

Metterono un morbido lettino vicino alla finestra, dove il sole pomeridiano illuminava il pavimento.

Lo accompagnarono delicatamente dentro.

Si bloccò.

Rimase immobile in quel cerchio luminoso, come se non capisse cosa stesse provando.

Calore.

 

continua nella pagina successiva

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