L’anguria alza davvero la glicemia? L’esperto sfata il falso mito

Fresca, succosa e naturalmente dolce, l’anguria è sicuramente il frutto simbolo della stagione estiva. Nonostante le sue numerose proprietà nutrizionali, è spesso al centro dei dibattiti in merito al contenuto di zuccheri e all’effetto che questi possono avere sulla glicemia. È davvero un frutto da temere per chi è attento alla linea o deve seguire un’alimentazione a basso indice glicemico?

Possono mangiarla anche le persone con diabete e in che quantità? Esistono degli abbinamenti che possono contribuire a limitarne l’impatto sulla glicemia? Facciamo chiarezza sulla questione, sfatando anche qualche falso mito, con il biologo e nutrizionista Simone Gabrielli.

I benefici dell’anguria

Frutto estivo tra i più apprezzati, l’anguria è ricchissima di acqua e relativamente povera di calorie, caratteristica che la rende utile per contribuire all’idratazione durante le giornate più calde. Rinfrescante e dissetante, può contribuire a reintegrare alcuni sali minerali e vitamine persi con la sudorazione.

È una buona fonte di potassio e può essere inserita nell’alimentazione degli sportivi, soprattutto dopo una sessione di allenamento o quando si avverte spossatezza legata al caldo, sempre nell’ambito di un’alimentazione complessivamente equilibrata.

Contiene anche vitamina C e antiossidanti come il licopene, un carotenoide responsabile del caratteristico colore rosso della polpa. L’anguria apporta inoltre acqua e fibre e, in alcune persone, il suo consumo può contribuire alla regolarità intestinale.

Ma il suo sapore dolce non racconta tutta la storia: per capire davvero quanto l’anguria incida sulla glicemia bisogna guardare anche alla quantità consumata.

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