Mio padre non avrebbe mai immaginato di diventare padre a diciassette anni.
Tanto meno la sera prima della loro laurea.
Secondo la storia che mi ha raccontato durante tutta la mia infanzia, quella sera stava tornando a casa esausto dopo aver lavorato qualche ora in una stazione di servizio. Quando arrivò a casa dei miei nonni, vide qualcosa di strano vicino alla recinzione.
Era la sua vecchia bicicletta.
L’aveva lasciata appoggiata lì la mattina, ma ora aveva una coperta blu dentro il cesto anteriore.
Inizialmente pensò che qualcuno avesse abbandonato un cucciolo. Poi udì un debole lamento.
Si avvicinò e mi trovò.
Avevo solo tre mesi.
Ero avvolta in una coperta, con le guance arrossate dal freddo, e un biglietto piegato era stretto tra le mie piccole mani.
Il biglietto conteneva solo due frasi:
“È tuo. Non posso farlo.”
